Vitamina D e depressione

14/06/2011

 

La sindrome depressiva maggiore (MDD dall’inglese Major Depressive Disorder) è conosciuta con diversi nomi sebbene sia comunemente chiamata depressione.

La depressione è un disturbo mentale dove sensazioni di estrema tristezza persistono per molti mesi o anni, in modo differente dalla sensazione di tristezza che di tanto in tanto tutti proviamo.

Le persone depresse hanno un morale estremamente basso e bassa autostima. Perdono interesse in attività che una volta apprezzavano e tendono ad allontanarsi dagli altri, incapaci di scrollarsi di dosso questa sensazione di essere senza speranza e di disperazione.

Fattori di rischio

Le cause della depressione non sono ben conosciute ma sembrano coinvolti sia la genetica che l’ambiente.

Le persone obese hanno un alto rischio di depressione.

Le persone con una diagnosi di cancro, malattie cardiovascolari e sclerosi multipla possono sviluppare la depressione.

 

Esposizione al sole e rischio di depressione

Non ci sono notizie di studi che legano la luce ultravioletta B (UVB) al rischio di depressione. Tuttavia i sintomi della depressione possono intensificarsi in inverno, il che è noto come SAD (Seasonal Affective Disorder) o sindrome depressiva stagionale.

Vitamina D e depressione

Un certo numero di studi riporta alcuni collegamenti tra i livelli di vitamina D ed il rischio di depressione. Bassi livelli di vitamina D possono essere messi in relazione con la depressione piuttosto che contribuire alla sindrome. In aggiunta, un accresciuto rischio di depressione può essere associato a diverse malattie legate alla vitamina D.

Per esempio:

  • cittadini danesi con depressione minore o maggiore hanno un livello ematico di vitamina D che è il 14 % più basso dei cittadini non depressi.

  • Le donne italiane con bassi livelli di vitamina D (meno di 20 ng/mL o 50 nmol/L) presentano due volte il rischio di sviluppare la depressione. Per gli uomini italiani il rischio è aumentato del 60%.

  • Donne in menopausa con una frattura vertebrale hanno il 20% in più di sintomi depressivi rispetto a donne senza fratture.

  • Le donne con almeno tre fratture vertebrali presentavano una probabilità tre volte superiore comparate a donne senza fratture. Bassi livelli di vitamina D sono un importante fattore di rischio per le fratture vertebrali.
  • Donne Siriane con patologie cardiache, pressione sanguigna alta o patologie renali erano tre volte più soggette ad avere la depressione. Uomini Siriani con reumatismi e patologie respiratorie avevano un rischio ancora maggiore di depressione. Si evidenzia quindi che bassi livelli di vitamina D sono un fattore di rischio per tutte queste patologie.
  • Una anamnesi di depressione può essere un fattore di rischio per lo sviluppo dell’Alzheimer. La depressione può aumentare il rischio di decadimento cognitivo lieve che si trasforma in seguito nel morbo di Alzheimer. I pazienti con il morbo di Alzheimer e la depressione mostrano caratteristiche più evidenti dell’Alzheimer nel cervello rispetto ai pazienti con il morbo di Alzheimer che non sono depressi. Gli studi indicano che la carenza di vitamina D può anche essere un fattore di rischio nella malattia di Alzheimer. Uno studio ha dimostrato che, negli Stati Uniti, il deficit di vitamina D era più frequente in certe persone. Queste persone erano afro-americani, che vivono in città, obesi e depressi. Persone con tassi di vitamina D minori di 20 ng/mL (50 nmol/L) avevano un incremento del rischio di depressione dell’ 85% comparate a quelle con livello di vitamina D maggiore di 30 ng/mL (75 nmol/L).

Come funziona la vitamina D

La vitamina D può:

  • ridurre il rischio di malattie che possono innescare la depressione, come il cancro, malattie cardiovascolari, e sclerosi multipla;

  • ridurre la produzione di citochine. Le citochine sono proteine che aumentano l'infiammazione e hanno dimostrato di essere un possibile fattore di rischio per la depressione.

Prevenzione

Non sono stati riportati studi che dimostrano che gli integratori di vitamina D possano ridurre il rischio di depressione. Tuttavia, date le prove, è possibile che la vitamina D possa avere un effetto positivo in chi soffre di depressione.


Sulla base di studi inerenti cancro, malattie cardiovascolari ed influenza si è scoperto che livelli di vitamina D superiori a 40 ng/ml (100 nmol/L) possono ridurre il rischio di depressione.

Trattamento

Il trattamento della carenza di vitamina D in persone con depressione può comportare un miglioramento a lungo termine della salute e della qualità della vita.

Secondo un recente studio, il trattamento del deficit di vitamina D in persone con depressione o altri disturbi mentali può comportare un miglioramento a lungo termine sulla salute e la qualità della vita. Relazioni confermano che la vitamina D ha un effetto positivo sulla depressione: le donne nello Stato di Washington hanno aumentato i loro livelli di vitamina D a 47 ng/mL (118 nmol/L) prendendo 5000 IU di vitamina D ogni giorno durante l'inverno. In alcune di queste donne i sintomi depressivi sono diminuiti, come indicato dalla diminuzione della loro punteggi in un test per la determinazione dello stato depressivo. Persone in sovrappeso e donne obese norvegesi assumono 20.000 o 40.000 UI a settimana di vitamina D ed i loro sintomi di depressione sono diminuiti. I loro punteggi sono risultati inferiori ad un test di depressione.

Sulla base di studi di altre malattie, mantenere i livelli di vitamina D nel sangue a 40-50 ng/mL (100-125 nmol/L) sembra utile per ridurre la gravità della depressione.

 

Esiste la possibilità di dosare il livello di Vitamina D nel sangue tramite un test: Vitamina D3 25-OH.

Consultate sempre il vostro terapeuta per maggiori informazioni e consigli.

 

tratto da Vitamin D council

traduzione di MP

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