L’importanza dell’intestino

 

I nostri nonni conoscevano l’importanza della funzione intestinale e ricorrevano ai clisteri quando non riuscivano ad evacuare: avevano ragione!

Si può affermare che dalla funzionalità dell’intestino dipende buona parte della salute. Non per niente un noto professore universitario di una scuola di Naturopatia insegna che la cura per il ristabilirsi della salute deve iniziare dall’intestino.

Se immaginiamo l’essere umano come un tubo digerente che parte dalla bocca e termina all’ano risulta chiaro che il percorso che compie il cibo deve risultare il più possibile scorrevole per evitare “intasamenti” di tutta la struttura.

Iniziamo con il dire che l’alimentazione odierna non è ideale per una corretta funzionalità intestinale: troppi cibi raffinati, soprattutto farine da cereali, troppi additivi, conservanti, coloranti, amelioranti (termine inventato per nascondere sostanze di dubbia provenienza e di ancor più dubbia funzione sulla salute).

Un grosso problema è dato dalla raffinazione delle farine di cereali.

A prescindere dal fatto che la raffinazione priva le farine di molte sostanze utili al benessere, una semplice prova dimostra cosa avviene nel nostro sistema digerente cibandosi di queste: mischiate un po’ di farina bianca con acqua ed otterrete dell’ottima… colla! Questa colla, fantastica come adesivo per manifesti murali, imbratta e ricopre le pareti del nostro intestino, impedendone il corretto funzionamento, cioè  l’assorbimento dei nutrienti contenuti nei cibi.

Inoltre provoca una cronica infiammazione delle mucose, con tutte le problematiche immaginabili.

Questa infiammazione si traduce nella non perfetta coesione delle cellule che rivestono il lume intestinale e che lo separa, in parole povere, dal circolo sanguigno, permettendo quindi alle tossine contenute nei cibi di “filtrare” attraverso la mucosa e di raggiungere il sangue, generando così la tossiemia, cioè l’intossicazione del sangue, ben descritta da John H. Tilden.

Aggiungiamo il fatto che la maggior parte delle persone non assume quotidianamente acqua nella giusta quantità. In verità molte persone bevono acqua a sufficienza ma non ingeriscono in giusta quantità cibi ad elevato contenuto di acqua, cioè frutta e verdura cruda. Questo non permette una corretta peristalsi, cioè il movimento che i visceri attuano per far si che i materiali contenuti nel lume intestinale avanzino verso l’ano per essere espulsi: ne consegue che il tempo del transito intestinale diventa molto, troppo lungo e le sostanze tossiche presenti nel materiale fecale rimangono lungamente a contatto con le mucose.

La razza bianca è diversa in questo rispetto alla nera. In un africano correttamente alimentato è normale che il transito intestinale sia molto veloce e che si verifichino tre evacuazioni al giorno, in pratica in seguito ad ogni pasto. Noi occidentali ci riteniamo soddisfatti quando ci scarichiamo una volta al giorno.

Un altro impedimento al corretto svolgimento della funzione è dato dalle abitudini.

Quante persone non rispettano le esigenze dell’intestino, non ne ascoltano i segnali e magari rimandano l’evacuazione perché stanno facendo altro che ritengono più importante o perché non si trovano in casa propria? A lungo andare questo comportamento diventa abitudine e l’intestino omette di segnalare la necessità di evacuare. Lo stesso accade quando per pigrizia si ignora lo stimolo della sete: alla lunga il nostro organismo non ci farà più sentire la necessità di bere acqua in giusta quantità, specialmente dopo i 40 anni, portando il nostro organismo verso una pericolosa situazione di disidratazione.

Lo stato di disidratazione è molto più comune di quanto si pensi!

Molte persone sono disidratate ma non se ne rendono conto. Uno dei sintomi frequenti di questo stato è la stanchezza, ormai dilagante.

Dovremmo essere composti da circa il 70% di acqua: ci sarà un motivo!

Di fatto ce ne più di uno. Vediamone alcuni.

  • Il già citato carico idrico, che facendo “gonfiare” le feci è utile alla genesi dello stimolo alla defecazione;
  • il mantenimento della corretta fluidità del sangue, che altrimenti non è in grado di raggiungere la periferia del circolo dove esistono vasi capillari così minuti da permettere il passaggio dei corpuscoli ematici uno alla volta, in fila indiana per così dire;
  • la regolazione termica, cioè la regolazione della temperatura del corpo attuata tramite l’evaporazione dell’acqua;
  • la rimozione delle tossine che normalmente si producono nel corpo e che si depositano nel mesenchima, la matrice di sostegno di tutte le cellule la quale è immersa in un liquido che deve “scorrere”, non può ristagnare, pena gli immaginabili problemi.

Quindi in mancanza di un adeguato apporto di acqua si può ingenerare uno stato conosciuto con il nome di stitichezza, condizione che purtroppo affligge una buona parte della popolazione e che sappiamo essere molto pericolosa e quindi da evitare.

Ma non è coinvolta solamente la carenza di acqua nella genesi della stitichezza: l’alimentazione scorretta e frettolosa, la cattiva qualità dei cibi, i metodi di cottura, lo stress, la rabbia trattenuta, la candidosi (alla quale dedicheremo una trattazione a parte), la tendenza a non comunicare sono alcune altre cause da prendere in considerazione.

Per contro, possiamo riscontrare l’opposto della stitichezza, la diarrea. Alcune persone poi lamentano l’alternarsi dei due problemi: alcuni giorni non riescono ad evacuare mentre altri giorni presentano evacuazioni, anche multiple, di feci non formate. Anche in questo caso le cause saranno da individuare, tenendo conto anche della possibile influenza di qualche microrganismo come ad esempio il Colibacillo, facilmente riscontrabile nelle feci e che può, in situazione adatta, ricordando che “il microbo non è nulla, il terreno è tutto”,  assumere la forma patogena.

Molto spesso il cattivo funzionamento dell’intestino è dovuto alle intolleranze alimentari, situazione non presa in considerazione appropriatamente. Ognuno di noi ha, anche in accordo, ma non sempre, alla tesi dell’alimentazione corretta secondo i gruppi sanguigni, degli alimenti che semplicemente “non sono adatti a lui”, vuoi per fattori genetici o altro. Tutti noi dovremmo conoscere quali sono questi alimenti ed adattare la nostra alimentazione di conseguenza. Ma come si fa a sapere quali alimenti non tolleriamo? Esiste un test chinesiologico non invasivo che è in grado di rilevare le nostre intolleranze con ottimi e ripetibili risultati e che consigliamo a tutti coloro che vogliono iniziare a fare prevenzione nel vero senso della parola.

 

 

Copyright livelloalfa.com

2011