Acido alfa lipoico (ALA) e Alzheimer

04/09/2011

 

Lo stress ossidativo e la perdita di energia neuronale sono i segni caratteristici dell’Alzheimer. Si è ipotizzato che, a causa di questo, farmaci pro-energetici ed antiossidanti come l’acido alfa-lipoico potrebbero ritardare l’instaurarsi o rallentare la progressione di questa malattia.

In uno studio, l’acido alfa-lipoico è stato somministrato giornalmente a nove pazienti con Alzheimer. Il trattamento tendeva a una stabilizzazione cognitiva nel gruppo in esame.

Secondo lo studio:

"... la progressione dell’Alzheimer nei pazienti che hanno assunto l’acido alfa-lipoico è apparsa molto più bassa rispetto a pazienti non trattati o che assumevano inibitori della colinesterasi nel secondo anno degli studi a lungo termine… i dati suggeriscono che il trattamento con acido alfa-lipoico potrebbe rappresentare un opzione terapeutica vantaggiosa"

Ricerche separate rivelarono anche che l’acido alfa-lipoico, in combinazione con vitamina E ed acetil-L-carnitina, apportava miglioramenti nei potenziali marcatori dell’Alzheimer, dimostrandosi un promettente agente in grado di rallentare la progressione delle malattia.

L’Acido Alfa-Lipoico (ALA) è un potente antiossidante ed uno dei più efficaci mezzi attivi contro i radicali liberi. Fatto forse più importante, è l’unico antiossidante noto facilmente trasportato nel cervello, dove produce ottimi benefici alle persone con problemi cerebrali come l’Alzheimer.

L’Acido Alfa Lipoico può rallentare la progressione dell’Alzheimer

In uno studio riguardante pazienti con malattia di Alzheimer, quelli che ricevettero 600 mg di acido alfa-lipoico al giorno per 12 mesi ebbero una stabilizzazione delle funzioni cognitive. Uno studio seguente, che riguardò un numero maggiore di pazienti durante un periodo di osservazione di 48 mesi, dimostrò che la progressione della malattia fu molto più bassa tra quelli che assumevano l’acido alfa-lipoico rispetto a quelli senza trattamento o in trattamento con inibitori delle colinesterasi.

I ricercatori notarono:

" … il trattamento con acido alfa-lipoico potrebbe rappresentare una valida opzione terapeutica neuro protettiva nell’Alzheimer."

Questo studio non fu condotto in doppio cieco, né randomizzato o placebo controllato, che sono generalmente le procedure standard della ricerca medica, comunque rappresenta una promessa di trattamento di una malattia per la quale la medicina convenzionale offre scarse possibilità.

Uno studio su animali pubblicato l’anno scorso mostrò risultati analoghi; una combinazione di acido alfa-lipoico, vitamina E ed acetil-L-carnitina fu somministrata a dei topi con malattia di Alzheimer, riscontrando un miglioramento in molti markers, inclusi l’omocisteina totale, l’insulina, l’insulin-like growth factor ed il tumor necrosis factor.

Successivamente, rivedendo una ricerca sull’acido alfa-lipoico nel trattamento dell’Alzheimer, i ricercatori hanno notato diversi meccanismi attraverso i quali può essere di beneficio, inclusi l’azione sui radicali liberi, l’effetto chelante sui metalli e la riduzione dello stress ossidativo e dell’infiammazione. Researchers noted:

  • "L’Acido Alfa Lipoico aumenta la produzione dell’acetilcolina attivando la la colina acetiltransferasi e la captazione del glucosio, fornendo così maggiori quantità di di acetil-CoA per la produzione di acetilcolina.”(Chi soffre di Alzheimer tipicamente è carente di acetilcolina).
  • "L’Acido Alfa Lipoico è in grado di chelare i metalli di transizione redox attivi, inibendo così la formazione di radicali idrossilici e distrugge le specie di ossigeno reattivo, aumentando i livelli di glutatione ridotto”. (La deficienza di glutatione è legata alle malattie dovute all’età come l’Alzheimer.)
  • "L’Acido Alfa Lipoico regola l’espressione delle proteine pro-infiammatorie redox sensibili…” (I malati di Alzheimer tendono ad avere alti livelli di infiammazione nell’encefalo.)

Emerse anche il potenziale beneficio dell’associazione di acido alfa lipoico con altri nutraceutici come la curcuma, l’EGCG (epigallocatechinagallato, NdT) derivato dal tè verde e l’acido docosaexanoico (un Omega-3, NdT) proveniente dall’olio di krill, in modo da fornire un trattamento sinergico.

Il trattamento convenzionale offre pochi benefici

Negli Stati Uniti, tra la popolazione si riscontra un nuovo caso di Alzheimer ogni 69 secondi e dal 2050 ci si aspetta un nuovo caso ogni 33 secondi. La malattia è al momento di proporzioni epidemiche, con 5.4 milioni di americani che vivono con l’Alzheimer, tra i quali una persona su otto di età oltre i 65 anni. Dal 2050 ci si aspetta che il numero di malati balzi a 16 milioni e nei successivi 20 anni che colpisca un americano su quattro.

Sfortunatamente, i trattamenti attuali sono spesso di poco o nullo beneficio.

Il Memantine, none commerciale Namenda, è un farmaco largamente usato per l’Alzheimer, approvato per casi moderati e severi. A discapito di questo, i medici spesso prescrivono il farmaco anche in casi leggeri di Alzheimer ed inoltre anche in caso di leggeri problemi cognitivi, che frequentemente sono il preludio all’Alzheimer.

Comunque, una rianalisi dei dati derivati da tre studi clinici mostrano che i pazienti con Alzheimer di lieve entità in terapia con Namenda non hanno miglioramenti nella funzione mentale o nell’abilità di portare a termine i comuni compiti giornalieri rispetto a chi assume un placebo. Anche tra i pazienti con Alzheimer da moderato a severo, per i quali il farmaco è approvato, i ricercatori hanno evidenziato solo scarsi miglioramenti.

Il Namenda associato ad un inibitore della colinesterasi, un farmaco che può aiutare nella prevenzione della perdita di alcuni neurotrasmettitori che influenzano la memoria, rappresenta il trattamento di elezione per l’Alzheimer, ma lo studio mostra piccoli o nulli benefici per i pazienti.

Quali sono gli altri benefici dell’Acido Alfa Lipoico?

Uno degli aspetti positivi dell’utilizzo dell’acido alfa lipoico (ALA) come trattamento è che offre potenziali altri benefici, mentre i farmaci presentano effetti collaterali come confusione, fratture dell’anca e riduzione della frequenza cardiaca.

Per esempio, l’ALA ha la proprietà di rigenerare altri ossidanti come le vitamine C, E, ed il glutatione. Così quando il corpo ha consumato questi antiossidanti, la presenza di ALA aiuta a rigenerarli. L’acido alfa lipoico inoltre ricicla il coenzima Q10 ed il NAD (nicotinamide adenina dinucleotide) ed è:

  • Un grande modificatore dell’espressione genica per ridurre l’infiammazione
  • Un chelatore di metalli molto potente
  • Un agente che aumenta la sensibilità all’insulina

Secondo il Dr. Burt Berkson, in Russia è stato usato con successo per via endovenosa nel trattamento dei danni da ischemia subito dopo un attacco cardiaco od un ictus. E le persone con diabete o sindrome metabolica migliorano molto con l’assunzione di ALA, perché aumenta la sensibilità all’insulina.

Si è visto anche, tramite una ricerca, che può riabilitare la funzionalità delle cellule T, un tipo di leucociti di importanza primaria per il sistema immunitario e che sono al centro dell’immunità adattativa, il sistema che fornisce al corpo una risposta immunitaria verso patogeni specifici. L’ALA può anche rallentare il processo di invecchiamento riducendo i radicali liberi.

Riguardo i benefici dell’ALA, GreenMedInfo riporta 79 studi che dimostrano la sua influenza in 84 patologie (sei di questi riguardano la malattia di Alzheimer mentre 10 sono relativi alle proprietà neuroprotettive).

Prevenzione dell’Alzheimer

Se avete l’Alzheimer o conoscete qualcuno affetto da questa malattia, l’ALA può rappresentare un utile supplemento, considerando i potenziali benefici che offre. Ma, a causa dei trattamenti molto limitati e le cure ancora non disponibili, in primo luogo è fortemente raccomandabile la prevenzione .

Per prevenire efficacemente una malattia, bisogna indirizzare la propria attenzione ai fattori che la possono causare. Sebbene non si abbiano prove definitive di cosa effettivamente causi l’Alzheimer, un certo numero di fattori sono correlati ad aumentato rischio di sviluppare una demenza e si conosce abbastanza a questo riguardo per fornire delle raccomandazioni utili a prevenire questo tipo di degenerazione cerebrale.

Alcune delle più valide strategie per la prevenzione dell’Alzheimer includono:

  • Fruttosio. E’ necessario mantenere il consumo di zucchero sotto i 25 grammi al giorno. Oggigiorno è facile osservare come questo limite venga superato anche del 300%, un problema molto serio. Questa è la cosa più importante da mettere in atto.
  • Mantenere l’insulina a digiuno minore di 3. Ciò è indirettamente collegato al fruttosio perché chiaramente porterà a insulino-resistenza. Comunque altri fattori da tenere in considerazione sono gli altri zuccheri, i cereali e la mancanza di esercizio fisico.
  • Vitamina B12: Secondo un piccolo studio Finlandese pubblicato recentemente in Neurology, le persone che consumano cibi ricchi in B12 possono ridurre il rischio di Alzheimer nell’età avanzata. Per ogni unità di aumento del marker della vitamina B12 (olotranscobalamina) il rischio di sviluppare l’Alzheimer si riduce del 2%. Alte dosi di vitamine del gruppo B hanno anche mostrato un’azione nel trattamento dell’Alzheimer e nella riduzione della perdita di memoria.
  • Vitamina D: nel 2007 ricercatori all’Università del Wisconsin scoprirono forti legami tra bassi livelli di vitamina D in pazienti con Alzheimer e lo scarso risultato ai test cognitivi. Gli scienziati iniziarono lo studio in seguito all’avviso, da parte dei familiari di malati di Alzheimer, che i loro cari trattati con alte dosi di vitamina D erano migliorati. I ricercatori credono che un livello ottimale di vitamina D possa aumentare il contenuto di sostanze chimiche utili nell’encefalo e proteggere le cellule cerebrali.

    I recettori per la Vitamina D sono stati identificati nell’intero corpo umano, incluso l’encefalo. Vie metaboliche per la vitamina D sono state trovate nell’ippocampo e nel cervelletto, aree implicate nella pianificazione, nel processo delle informazioni e nella formazione delle nuove memorie. Una quantità sufficiente di vitamina D è anche imperativa per il corretto funzionamento del sistema immunitario per combattere l’infiammazione ed altre ricerche hanno scoperto che le persone con l’Alzheimer tendono ad avere alti livelli infiammatori nell’encefalo.

 

  • Dieta nutriente, ricca in folati. Idealmente una dieta che rispetti il tipo nutrizionale. Ognuno, comunque, senza riferimento al tipo nutrizionale, deve evitare il fruttosio quanto più possibile.

     
  • E’ dimostrato che le diete strettamente vegetariane aumentano il rischio di Alzheimer, mentre le diete ricche di omega-3 lo abbassano. Comunque, i vegetali indiscutibilmente rappresentano la migliore fonte di folati e tutti dovremmo consumare una buona dose di vegetali crudi, freschi e biologici ogni giorno.

                                                                                                                                                        

  • Grassi omega-3 animali di alta qualità, come l’olio di krill (il pesce non è raccomandabile perché sebbene sia ricco naturalmente in omega-3 è anche facilmente contaminato da mercurio.) Alte dosi di acidi grassi omega-3 DHA (acido docosoesanoico, NdT) aiutano a prevenire il danno cellulare causato dall’Alzheimer, rallentando la progressione ed abbassando il rischio di sviluppare la malattia. I ricercatori hanno anche affermato che il “DHA riduce significativamente l’espressione del gene dell’Alzheimer.”
  • Evitare e rimuovere il mercurio dal corpo. Le amalgame dentali sono una delle maggiori fonti di mercurio. La rimozione delle otturazioni contenenti mercurio va comunque eseguita solo quando si è in buona salute e deve seguire uno stretto protocollo di sicurezza per evitare di intossicarsi maggiormente.
  • Evitare l’alluminio, che si può ritrovare anche nei deodoranti anti perspiranti, nelle pentole antiaderenti, nei farmaci antiacido, ecc.  
  • Fare esercizio regolarmente. E’ una pratica salutare fortemente raccomandata.
  • Evitare le vaccinazioni, anche quelle anti influenzali, le quali contengono mercurio ed alluminio!
  • Consumare una buona quantità di mirtilli biologici. I mirtilli contengono alte quantità di antocianina ed antiossidanti, sostanze note per l'utilità nel proteggersi dall’Alzheimer e da altri disordini neurologici.
  • Allenare la mente quotidianamente. La stimolazione mentale, specialmente quella derivata dall’imparare qualcosa di nuovo, come imparare a suonare uno strumento o una lingua straniera, è associata con la diminuzione del rischio di Alzheimer. I ricercatori pensano che l’allenamento mentale aiuti a mantenere le cellule cerebrali, rendendole meno suscettibili alle lesioni associate con la malattia di Alzheimer (la funzione rafforza l’organo, NdT).
  • Evitare i farmaci anti colinergici. I farmaci che bloccano l’acetilcolina, un neurotrasmettitore, hanno dimostrato di aumentare il rischio di demenza. Questi farmaci includono sonniferi, antistaminici, antidepressivi, farmaci per l’incontinenza e antidolorifici narcotici.

    Uno studio ha dimostrato che le persone che assumono farmaci anticolinergici hanno un’incidenza 4 volte maggiore di sviluppare disturbi cognitivi. Assumere regolarmente due di questi farmaci aumenta il rischio di disturbi cognitivi.

 

Ricordiamo che le presenti informazioni sono qui riportate a carattere informativo e divulgativo, non incoraggiamo in nessun modo il fai da te terapeutico ed invitiamo come sempre a consultarsi con il proprio curante.

 

Fonti:

Journal of Neural Transmission 2007; 72: 189-193

Green Med Info

Experimental and Toxicologic Pharmacology December 23, 2010

Traduzione ed integrazione di MP

 

Copyright livelloalfa.com

2011